| ....Dottore, ci sono nuove cure? |
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Dott. Giovanni Orecchia
Questa è la domanda che ci sentiamo più frequentemente rivolgere dai pazienti con l'alopecia areata. Purtroppo ci troviamo nell'impossibilità di dare risposte soddisfacenti e l'immunoterapia topica rimane, da oltre due decenni, come quella ancora più efficace e attuale. Infatti io sostengo ormai da tempo che si debba parlare di malattia orfana anche per l'alopecia. Si tratta di una definizione riservata solitamente a quelle patologie che non suscitano interesse nelle industrie farmaceutiche perché riguardanti un numero esiguo di pazienti e quindi di consumatori di farmaco. Nella loro logica del profitto, le big Pharma non ritengono quindi utile investire soldi e uomini nella ricerca per questo tipo di malattie: sicuramente non ricaverebbero mai quei lauti guadagni cui sono abituate. Ma l'alopecia areata, se si comprendono anche le forme più lievi, interessa milioni di persone,. Non si capisce quindi questo disinteresse.Che sia perché anche molti medici l'hanno praticamente "degradata" a semplice "disturbo estetico"? E perciò non viene inquadrata nella sua giusta portata?, accompagnata com'è da stress, depressione, disturbi nell'inserimento nel lavoro e in ogni ambiente sociale in genere. Certo tutti siamo d'accordo a ritenere l'alopecia areata meno grave, fortunatamente, dell' AIDS e del cancro, patologie per lo studio delle quali vengono investite, giustamente, cifre non indifferenti. Tuttavia la larga diffusione di questa malattia dovrebbe attirare maggiormente l'attenzione dei governi e dell'industria farmaceutica. Tuttavia, devo segnalare che qualche piccolo passo, sulla via della conoscenza di questa malattia, si compie; come al solito, negli Stati Uniti. Un'altra mia amica, Maria Hordinsky, di Minneapolis, sta conducendo due ricerche sull'alopecia areata. In una utilizza un farmaco di ultima generazione per la terapia della psoriasi,l'Alefacept, il quale sarebbe in grado di bloccare, o almeno ridurre (analogamente a quanto avviene nella psoriasi), l'attivazione di alcune popolazioni linfocitarie che sarebbero alla base dell'insorgenza dell'alopecia. Un' ultima ricerca è in corso dal 2000 (dovrebbe essere completata nel 2007) presso l'Università del Michigan, diretta dal prof JJ Vorhees. Riguarda l'impiego dei raggi ultravioletti UVB (con lunghezza d'onda compresa tra i 290 e i 320 nm) e UVA1(lunghezza d'onda 340-400 nm) in diverse dermatosi infiammatorie ed in particolare nell'alopecia areata. Si tratta di un trattamento locale che non presenta effetti collaterali in quanto interessa esclusivamente il mantello cutaneo e non interessa organi interni:sono trattamenti già in uso da anni, con successo, per varie malattie dermatologiche quali la dermatite atopica, la psoriasi, la mycosi fungoide (cioè un linfoma della pelle),le smagliature e l'orticaria. Si vuole ora fare una messa a punto per ottenere i migliori risultti, nel più breve tempo possibile, anche nell'alopecia areata, fissando i migliori protocolli. Quindi, anche se lentamente e non di moltissimo, qualcosa si muove anche nella cura dell'alopecia areata: speriamo che i risultati possano presto entrare a livello operativo. |
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