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Capelli e Psicologia:excursus storico su alcuni dei possibili significati della capigliatura PDF Stampa E-mail

Dr. Giuseppe Hautmann
Psicologia Clinica
Firenze

 

Da quando cominciano le tracce scritte della storia, nasce il desiderio in uomini e donne di piacere ostentando la capigliatura, questo grande ornamento naturale.

Venti secoli a.C. due documenti, il papiro di Harris e il papiro d'Orbiney, possono essere chiamati a testimoniare di questi nostri lontani antenati.
Il papiro di Harris è un breve poema:

«il mio cuore è ancora una volta invaso dal tuo amore mentre solo metà delle mie tempie è coperta dalla treccia dei capelli. Corro in cerca di te ... ma, ahimé, ora la treccia si è sciolta. Andrò a mettermi una parrucca e così sarò pronta in qualunque momento».

Il papiro d'Orbiney, di poco più tardo, contiene senza dubbio la più antica scena di seduzione della letteratura in rapporto con la capigliatura, e anche una delle più celebri:

«Ebbene, qualche giorno più tardi, quando erano nei campi, mandò il suo fratello minore, dicendogli: "Vai veloce e portaci le sementi della fattoria". Lui trovò la moglie del suo fratello maggiore, Anubis, che stava acconciandosi la capigliatura, e disse: "Alzati e dammi le sementi, devo ritornare subito al campo perché mio fratello m'aspetta. Non indugiare"

Lei gli rispose: "Fallo tu stesso, apri il granaio e prendi quello che vuoi. Non farmi lasciare i capelli a metà". Il giovane entrò nella stalla e prese una grande giara, la riempì di grano e di orzo ed uscì con il suo carico. La donna gli chiese: "Che peso hai sulle spalle?"

E lui: "Tre sacchi di frumento, due di orzo, cinque sacchi in tutto: ecco cosa ho sulle spalle". Allora la donna gli disse: "Quanta forza hai! Ogni giorno ammiro il tuo vigore". Allora le prese voglia di conoscerlo così come si conosce un uomo; si alzò, lo afferrò e gli disse: "Vieni, andiamo a passare un'ora nel mio letto. Poi farò per te degli splendidi abiti che ti regalerò"».

Quando la sera Anubis tornò a casa, lei gli dette ben altra versione dei fatti: "Quando è venuto il tuo fratello a cercare le sementi, mi ha trovato sola e mi ha detto: "andiamo a passare un'ora nel tuo letto, mettiti la parrucca".

Senza dubbio la grande parrucca cerimoniale che le Egiziane mettevano sopra i loro capelli naturali... nelle grandi occasioni!

Risulta chiaro da queste antiche storie che un'acconciatura elaborata o una parrucca raffinata facevano parte della toilette di una donna che si accingeva a fare l'amore. La capigliatura, naturale o artificiale, doveva stimolare nel maschio l'apprezzamento e l'attrazione femminile.

Non era solo una coincidenza se la dea Hator, di natura così erotica, era denominata "quella dagli splendidi/amorosi capelli" o che la dea Rmpt fosse descritta come "quella dagli splendidi capelli che dispensa amore e porta festa e gioia al fratello".

E ricordiamo poi che gli Egizi avevano già i loro iatroi kefalès, medici per la testa e, secondo Erodoto, disponevano di un unguentino, il kiki, per fare tornare i capelli o per farli belli, forse.

Nel Capitolo 115 della versione del Libro della Morte (Medio Impero), l'idea della seduzione è rappresentata da una donna dai bellissimi capelli che ha preparato una trappola per uccelli!

Se una perfetta acconciatura costituisce un mezzo sicuro per avere capacità seduttive, la parrucca sempre pronta può facilmente essere vista come il segno dell'aumento del desiderio e, ancor più, della immediata disponibilità sessuale: l'idea della sessualità è solo un passo oltre quella della vita stessa.

Greci e i romani pensavano che la vita risiedesse nel mezzo dei capelli, probabilmente perché è l'unica parte del corpo a non rovinarsi dopo la morte: una ciocca appartenente alla Regina Tyi, del 13° secolo a.C. fa bella mostra di sé nel Museo del Cairo.

I capelli sono usati anche per pratiche di stregoneria e di magia nera.

Ecco, un sorprendente passaggio dall'Eneide:

«Persefone, dea della morte, non aveva ancora sollevato i biondi capelli sulla testa di lui e cioè non aveva ancora deciso l'ora della morte dell'eroe».

E più avanti:

«Nello stesso modo in cui i sacerdoti rimuovono un ciuffo di capelli di mezzo alle corna delle vittime e lo gettano sul fuoco di pino dell'altare, Persefone tagliò un capello della vittima morente consacrata ai poteri del mondo degli inferi».

La maga da un capello può capire tante cose di una persona e può addirittura influenzarne il destino.

L'evidenza tangibile dell'ordine di morte dell'eroe, la vittima da immolare per placare gli dei, erano i capelli strappati o tagliati. I capelli rappresentavano anche simbolicamente il potere, divino e umano: così le teste dei re merovingi detronizzati, i re dai lunghi capelli, venivano rasate.

Nella Bibbia, Dio promette alla madre di Sansone che avrà un figlio potente e le dice: "il rasoio non passerà mai sopra la sua testa perché sarà consacrato a Dio".

Tradizionalmente si pensava che le divinità fossero meravigliosamente acconciate perché gli dei erano eternamente giovani e esenti dai segni rovinosi della vecchiaia. I potenti, re, generali, imperatori, sognavano anche di possedere un'eterna giovinezza: i loro capelli proclamavano la loro dignità e una ricchezza di riccioli lussureggianti, che armoniosamente incorniciavano il volto, erano disposti in acconciature degne di una divinità.

Caracalla, imperatore romano, aveva fatto acconciare la sua capigliatura come quella di Alessandro Magno, affermando cosi la sua ambizione di conquistare il mondo. Commodo, un altro imperatore romano, portava i suoi luccicanti capelli come una divina aureola, e Gallieno per imitarlo spruzzava i suoi capelli con polvere d'oro!

Ovidio poi nel suo "Medicamina faciei feminae" dice " avanza la donna con la sua foltissima chioma comprata e con i soldi fa suoi i capelli di altri. Né si deve vergognare - aggiunge - le parrucche sono pubblicamente in vendita":

Si coglie così subito questa speciale posizione nella considerazione della capigliatura che perdura tutt'oggi, per cui i capelli umani, di altri, non provocano disgusto ma sono tranquillamente accettati.

I capelli hanno simbolizzato supremazia, distinzione, libertà e immortalità; la loro perdita ha dato luogo a sensazioni di perdita di forza, di debolezza, di degradazione e di vergogna.

I satirici dell'antichità esercitavano la loro fine arguzia senza pietà a spese del calvo.

Un famoso distico di Ovidio viene spesso citato:

Turpe pecus mutilum, turpis sine gramine, campus et sine fronde futex et sine crine caput
(Vergognosa è la mandria mutilata, vergognoso il campo senza grano e la foresta senza il fogliame e il capo senza crine).

Nelle guerre dei secoli lontani, il tributo che i conquistatori esigevano dai guerrieri sconfitti era che le loro teste fossero tosate.

Era anche segno di infamia che usava la giustizia per marchiare i criminali o, nel costume germanico, una moglie adultera.

Significano quindi punizione e condanna: in Europa le donne che sono state rapate a zero dai nazisti e così le irlandesi che sono state con i soldati britannici.

E ancora: da un lato la tonsura dei monaci come devoto umiliarsi di fronte a Dio, dall'altro lo scalpo che è trofeo di guerra per Sciti, Visigoti e Indiani pellerossa.

In effetti il taglio dei capelli, o se si vuole il sacrifico dei capelli comprende due distinte operazioni: a) tagliare i capelli; b) dedicarli, consacrarli ovvero sacrificarli, si pensi a Berenice. Orbene, tagliare i capelli equivale a separarsi dal mondo precedente; dedicare i capelli significa legarsi al mondo sacro, ad una divinità o ad un demone, di cui si diventa così parenti.

Nella India vedica poi quando il bambino compie tre anni ha luogo la cerimonia del primo taglio dei capelli: il fatto che ogni famiglia porti una sua acconciatura particolare per la quale può essere riconosciuta e che questa stessa venga imposta al bambino fa di questo rito - che in sé è un rito di separazione - anche un rito di aggregazione alla società familiare.

Per tutta la storia della razza umana, i capelli sono stati sempre visti come qualcosa di prezioso e di insostituibile, meritevoli di ricevere cure e attenzioni come qualsiasi prezioso ornamento.

Con diversa acconciatura esprimono libertà e trasgressione, i Beatles, gli anni dei capelloni e dei pacifisti, oppure disordine contrapposto all'ordine che vuole i capelli tagliati corti o acconciati diversamente…

L'influenza esercitata dai capelli sulla psiche è abbastanza facilmente visibile nel variare di umore di una donna nella sua vita di tutti i giorni. Una donna che è stata acconciata da poco dal suo parrucchiere esibisce di solito una tendenza all'euforia ed è chiaramente meno vulnerabile agli effetti depressivi dei problemi quotidiani.

Essa può essere completamente libera di mostrare la sua vanità e la sua civetteria e una pettinatura perfetta la fa sentire attraente aumentando così la sua fiducia in sé stessa; può avere una visione più rosea della vita. L'impressione che ha della sua grazia l'aiuta a tollerare i difetti negli altri.

Questo dimostra la grandezza dei miracolo realizzato!

La stessa donna, con i capelli appena in disordine o non ancora sistemati, può diventare pessimista e senza grazie e gentilezza, giustificando la battuta riportata in una piacevole commediola di Edmond Rostand intitolata I due Pierrots:

Vorresti vedermi, anche alle prime luci del mattino?

Mai donna dovrebbe essere vista con i capelli arrotolati sul capo!

La capigliatura è a metà strada tra natura e cultura, fra pelle e vestiario; è un ornamento che delimita qualcosa di visibile e qualcosa di nascosto, un vestiario naturale, fondamentale, perché prolunga ed estende il nostro corpo al suo estremo cefalico con propaggini che possono raggiungere tutto e tutti.

Un vestiario ritenuto tragicamente immutabile perchè vivo; in realtà modificabile, tagliabile continuamente come nessuna altra parte del corpo, se si escludono le unghie, e acconciabile e tingibile.

Non ci si meraviglierà a questo punto se la capigliatura diviene fonte di: intenso condizionamento ideativo, ideologico ed emotivo-affettivo, mezzo di comunicazione di messaggi non verbali, strumento di relazione, porzione del corpo oggettiva, quasi, contradditorialmente con quanto dicevamo, cosa avulsa dal suo contesto ed investita di significati particolari, sociali, religiosi, magico-mistici.

Da tutto ciò deriva la posizione speciale della capigliatura come oggetto influenzante la mente e, al contempo, come terreno dove la mente estrinseca le sue fantasie fino a turbamenti profondi, psicopatologizzando talvolta i problemi che ad essa si riferiscono.

Noi medici e tutti coloro che si occupano di cosmetologia, dobbiamo studiare il paziente e, senza avanzare promesse miracolistiche, dare quello che è possibile dare e dire, ma anche senza adoperare frasi fatali, per questi soggetti, diciamo, "delicati".

Per esempio, non dovremo mai dire "non c'è nulla da fare".

La bidirezionalità dell'interazione psicologica tra mente e capelli crea un complesso intreccio e determina dinamiche, nel caso di alterazione di qualche tipo dei capelli stessi, con modificazioni affettive e comportamentali in coloro che la subiscono, che possono essere quanto mai diversificate, a seconda delle caratteristiche personologiche di base di questi soggetti.

Esse possono essere schematicamente indicate in progressione e passare, da una relazione di apparente indifferenza, talora ipercompensata (negazione-provocazione), ad una reazione di tolleranza (adattamento proporzionale); e da una reazione di preoccupazione proporzionata, ad una reazione di preoccupazione sproporzionata denunciata, per esempio, come è noto, dal rituale della raccolta e del computo dei capelli caduti ogni mattina. E' anche questo un segnale importante di questi comportamenti.

Poi, nell'ambito della reazione sproporzionata insorgono le modificazioni del comportamento, la tendenza all'isolamento, la richiesta di troppo precoci interventi ad esempio di implantologia.

Fino a reazioni di grave angoscia e depressione vitale, spesso sproporzionata in quanto le alterazioni dei capelli non possono essere considerate, in nessun caso, obbiettivamente, come menomazioni tali da inficiare del tutto il valore della nostra vita e del nostro essere al mondo.

 

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